“Quando parliamo di progettazione dell’informazione non parliamo del singolo contenuto informativo, della singola notizia per così dire, ma proprio della struttura generale con la quale le informazioni vengono veicolate. Se pensi ad un giornale, al fatto che esistano regole per avere una prima pagina con l’editoriale, la notizia principale su tre colonne, e poi la cronaca, la pagina delle lettere, la sezione dello sport, e che ognuna di queste obbedisca a precise regole interne riproposte ad ogni edizione, hai un ottimo esempio di architettura dell’informazione. Poi pensa ad un libro: convenzioni diverse. Ed infine pensa agli scaffali di un negozio. Un sito web può essere tutte queste cose, anche insieme, ed altre ancora che non hanno un diretto equivalente nella nostra esperienza quotidiana. Per questo motivo è necessario progettarne l’architettura dell’informazione: per consentire alle persone di fruirne in modo efficiente. Un giornale organizzato come uno scaffale sarebbe forse interessante, ma probabilmente poco utile alla lettura. Quindi, si progetta l’informazione perché senza progetto non si dà reale comunicazione, ma solo estemporanea trasmissione di rumore. E consentimi una precisazione: il mio discorso non si limita al web. Sono ormai un paio d’anni che io e Luca Rosati lavoriamo su quelle che sono tecnicamente definite esperienze ponte1. L’assunto base, citando l’Institute for the Future, è che “il cyberspazio non è un luogo in cui recarsi, ma uno strato saldamente integrato al mondo che ci circonda”. E’ l’everyware di Adam Greenfield, o se vuoi quello che Morville ha seminalmente descritto dal punto di vista dell’IA in Ambient Findability. L’ultimo libro di Luca (Rosati, ndr.), Architettura dell’Informazione, racconta piuttosto bene questo processo.”
— Progettare l’informazione: intervista con Andrea Resmini | Usabile.it